Eric Scheuurmann, artista tedesco amico di Hermann Hesse, fuggito nei mari del Sud per evitare la seconda guerra mondiale, raccolse i discorsi del capo indigeno, li tradusse e diffuse in Europa contro la stessa volontà di Tuiavii. L’isolano primitivo (secondo i canoni occidentali) considera un errore, un vicolo cieco tutte le conquiste dell’Europa moderna: “Credete di portarci la luce, e in realtà vorreste trascinarci nella vostra oscurità.” L’analisi “sociologica” di Tuiavii non lascia scampo all’uomo occidentale in nessuna delle sue espressioni: dalla tecnologia, al lavoro, al denaro, al maltrattamento dell’ambiente, alla religione, alla morale sessuale, persino alla filosofia, al cinema e all’abbigliamento, tutto è demolito e demistificato dalla saggezza di un uomo vicino al “Grande Spirito”. Ecco ad esempio come appare il lavoro, da noi moderni tanto mistificato, a un uomo come Tuiavii.
Ogni Papalagi ha un lavoro. È difficile spiegare cosa sia. È un qualcosa che si dovrebbe avere una gran voglia di fare, ma il più delle volte non se ne ha. Avere un lavoro significa: fare sempre la stessa identica cosa.[…] Il Papalagi di ogni attività fa un lavoro. Se uno raccoglie le foglie appassite dall'albero del pane fa un lavoro. Se uno pulisce le stoviglie fa un altro lavoro. Tutto è lavoro se si fa qualcosa. Con le mani o con la testa. Anche pensare o guardare le stelle sono lavori. Non c’è niente che possa fare un uomo che il Papalagi non possa trasformare in lavoro. Se un bianco dice: sono uno che scrive lettere, significa che questo è il suo lavoro, e cioè non fa altro che scrivere una lettera dopo l’altra. […]
Mangia pesci, ma non va a pescare, mangia frutta, ma non raccoglie mai un frutto. Scrive una lettera dietro l’altra perché questo è un lavoro. […]
E così va a finire che la maggior parte dei Papalagi sanno fare solo quello che è il loro lavoro. […]
Il Grande Spirito ci ha dato le mani perché possiamo raccogliere frutti, prendere radici, ce le ha date per proteggere il nostro corpo dai nemici, e per la nostra gioia nella danza, nel gioco e in tutti gli altri divertimenti. Sicuramente non ce le ha date solo per costruire capanne, raccogliere frutti o strappare radici. Questo però il Papalagi non lo comprende. Ma che il suo agire è sbagliato, completamente sbagliato e contro il Grande Spirito, lo vediamo dal fatto che ci sono Bianchi che non riescono più a correre, che mettono molto grasso sulla pancia come i maiali, perché devono stare sempre fermi a causa del loro lavoro, che non riescono più a sollevare un giavellotto e lanciarlo . […]
Anche il lavoro è un demone che distrugge la vita. Un demone che da all’uomo allettanti consigli, e che però gli beve il sangue dal corpo.[…]
Questa è la causa della grande infelicità del Papalagi. È bello prendere acqua al ruscello, anche più volte al giorno; ma chi deve farlo dall’alba al tramonto tutti i giorni e tutte le ore, finché gli bastano le forze, scaglierà via in un impeto d’ira il secchio, pieno di collera per le catene con le quali è tenuto il suo corpo. Perché niente è più pesante di dover fare sempre la stessa cosa. Per questo cova un odio profondo. Tutti quanto hanno nel cuore qualcosa che somiglia a un animale tenuto in catene, che si ribella ma non riesce a liberarsi. […]
Questo porta a confusione, disperazione o malattia. Se il Papalagi mi sentisse dire tutte queste cose, direbbe che sono io folle, ma il Papalagi non ci ha detto la verità, e non ci ha spiegato il motivo per cui dovremmo lavorare di più di quanto voglia Dio per saziarci, per avere un tetto e divertirci alle feste del villaggio.[…]
Il Papalagi quando parla del suo lavoro sospira come se un peso lo schiacciasse. I giovani delle Samoa si recano cantando nei campi di taro, e cantando le vergini lavano i panni alla fonte zampillante . Il Grande Spirito vuole che rimaniamo fieri e giusti in ogni cosa che facciamo, e sempre uomini con occhi gioiosi e membra sciolte.
[Alberto Cossu]
Vedi anche: http://www.zhora.it/tuiavii_di_tiavea.htm








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